DRIVING VOLVO V40

Guido la Volvo V40 ed incrocio, nel traffico,
la Mercedes-Benz Classe A…

SIGARI & SIGARETTE

 

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Io fumo il toscano, il toscanello per essere precisi. Lei fuma una sigaretta. Il finestrino ė leggermente aperto, il suo. Per far uscire il fumo cattivo delle «bionde». I miei finestrini sono chiusi, il toscanello non puzza, profuma. Forse pagherò dazio alla riconsegna della macchina in prova.

Io guido una Volvo V40 D3. Nera, interni bianchi. Lei guida una Mercedes-Benz Classe A, 180 Cdi, mi pare. Ma non sono stato lì a guardare la sigla sul bagagliaio, tantomeno la tipa al volante. Mi sembra di ricordare fosse una bionda. Fumava sigarette, ed aveva smalto rosso alle mani. La sua Classe A é rossa, interni neri.
Della «mia» Volvo V40, conosco già tutto. Dall’eleganza della linea alla qualità degli interni, alla dinamica di marcia. La Classe A, quella nuova, non la avevo mai incrociata in strada. Sono molto incuriosito, tutti mi dicono essere una automobile bellissima. Degli interni, poi, ho ascoltato mirabilie. Da far invidia a quelli della grande, quella sì davvero grande, SL.
La guardo e soppeso le linee. Il primo pensiero é che interpreta nel modo migliore, esemplare direi, la potenza economica ed industriale di Stoccarda. È molto tedesca, teutonica. Nel senso di rappresentare bene solidità, tradizione, rigore e precisione, patrimonio delle genti germaniche e dell’industria tedesca.
È elegante, massiccia, potente, ma anche arrogante. Ti giri a guardarla e ne intuisci le performance, la sua fisicità è paragonabile a quella di un atleta lottatore di sumo, grande, grosso e altrettanto agile. Ma con lo smoking per andare a teatro.
Forse interpreta ancora meglio della Classe E, tradizionale “zoccolo duro” di Mercedes (ossia quell’automobile che rappresenta, da sempre, l’ossatura della fabbrica per volumi di produzione e per tecnologie profuse nel prodotto), il volto di Mercedes verso il pubblico, i clienti, il mondo.
Riconosco che é una bella automobile. Molto Mercedes.
Lo stile massiccio della carrozzeria è alleggerito sulle fiancate da generose ed evidenti nervature, il tetto sembra schiacciarla a terra perché le luci dei vetri sono contenute, il montante C scende sul bagagliaio in modo repentino con un taglio da coupé. E poi, questa Classe A, é larga. È ben piazzata. Capisci che l’hanno fatta per farsi notare ed anche per dominare la strada. Un ruolo che con quello stile non può che ben recitare.
Il frontale l’ho visto poco. Le condizioni di traffico, una doppia fila di stop&go, non me lo hanno permesso. Non ho potuto soffermarmi a lungo con lo sguardo sulla grande calandra con la stella tedesca. Ma nello specchietto i miei occhi raccoglievano informazioni che confermavano quanto espresso dalla vista di tre quarti posteriore. Un’automobile che si fa notare, che impressiona, quando ti lampeggia chiedendo strada.
Penso ne vedremo molte, di Classe A, lampeggiare per chiedere strada. Il target di riferimento, dando un’occhiata alla comunicazione redazionale e pubblicitaria, che dovrebbe entrare in concessionaria per firmare un contratto e versare una caparra per l’acquisto è quel tipo di persone che ama essere al centro dell’attenzione. Anche al volante. Firmatissimi, «griffatissimi», anzi. Alla moda, pronti in ogni istante per l’happy hour nel locale di giro, tutti connessi con i loro smartphone più gettonati.
Un target che non prenderebbe mai in considerazione l’acquisto di una V40, l’ultima espressione del design scandinavo. Un design, come ho già detto e scritto più volte ‘che colpisce al cuore’. E’ bassa, elegante. E’ larga e generosa nelle forme e nei giochi di luce ed ombra sulla fiancata. Quella scalfittura sulla portiera posteriore che la raccorda al montante ‘C’ è un capolavoro di chiaro-scuro. Snella, filante. Mostra l’idea della velocità e della penetrazione aerodinamica. E’ l’opposto della Classe A.

Un profilo, una mission, understatment. Essere invece di apparire. La differenza, come si dice nel linguaggio automotive, tra il lusso maturo e quello ostentato dei mercati in crescita dove l’affermazione deve essere sottolineata dalla manifestazione del proprio benessere.

Anche, ovvio, a discapito della classe.

E’ la differenza tra il sigaro toscano la sigaretta.

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