LA RIVOLUZIONE FRANCESE
Le ghigliottine della crisi sono sulle piazze europee
REDAZIONE, 28 Settembre – 500 Color Therapy. E’ il comunicato che questa mattina si è manifestato sul i27 proveniente da Torino o chi per loro.
E’ una versione della FIAT 500 disponibile all’acquisto con un ‘inedita’ formula di finanziamento.
Scegli un colore e te la compri, e non sono andato a cercare i dettagli dell’offerta, ossia anticipo etc. Poi se, dopo cinquecento (sic, banale!) giorni, ti stufi non fai altro che tornare in concessaria (di questi tempi rischi di non trovarla più) e te la fai cambiare con un’altra 500 identica (allestimento, motore, etc) ma di colore diverso.
Ecco questa è la FIAT. Mentre a Parigi il mondo automotive dimostra di avere armi affilate per combattere la crisi a Torino cosa fanno? Inventano l’acqua calda. Dietro la Color Therapy non c’è nulla di più di una semplice proposta finanziaria (mai vantaggiosa per chi compra il bene) per vendere un’automobile. Facendo leva sulla idea di ‘apparire’ e non sul prodotto.
Ovvero, niente sostanza e tutta fuffa.
Ma a quale cliente potrà mai interessare una 500 Color Therapy? Se un cliente (e sono tanti) decide di comprare una 500 lo fa per lo stile, per la funzionalità, per le prestazioni. Anche per la moda ma no di certo perchè pensa di avere un vantaggio dalla possibilità di cambiare la macchina con un’altra identica dopo poco più di un anno!
I clienti italiani cretini non sono, comprano la 500 perchè è un prodotto valido e quelli che non amano la FIAT si orientano ai prodotti di altri costruttori.
E la storia più recente dei prodotti FIAT, ma anche di quelli Lancia – che sono uno scandalo mascherato sotto la sinergia con Chrysler – che racconta come chi voglia un’Automobile (si, con la ‘a’ maiuscola) si orienti verso altri lidi, altri costruttori.
Costruttori quasi in ginocchio per la crisi che investe il settore automotive ma aziende fatte di uomini che credono nell’automobile. Gente capace di creare ‘mostri sacri’ come ha detto, in occasione della presentazione internazionale della Opel Astra, Roberto Matteucci (CEO di Opel) durante una nostra intervista. Riferendosi alla ‘sua’ Astra ed alla competitor per eccellenza, la Golf.
E partiamo proprio da queste due automobili, che rappresentano a mio avviso l’asse nevralgico del salone di Parigi, per una veloce storia dei nuovi modelli visti al Mondial de L’Automobile 2012.
Due mostri sacri, dice Matteucci, che sono i prodotti ai quali la gente (i clienti) guarda nel momento di scegliere l’acquisto. Rappresentano la struttura portante di fabbriche e reti di vendita ed assistenza. Due prodotti, Astra e Golf, nei quali le industrie credono e che i concessionari sono ben lieti di vendere. Non tanto per i margini di guadagno, oggi ridotti all’osso, ma perchè sono due prodotti che creano fedeltà del cliente e generano un post-vendita che è l’ultima risorsa redditizia di un concessionario.
Di Opel Astra potete leggere in un altro post di Drivelife, pubblicato subito dopo il test drive di Francoforte, seguendo questo collegamento. Di Volkswagen Golf leggete la prossima settimana dopo la nostra prova su strada per il test drive internazionale di Porto Cervo. Intanto abbiamo online una sintetica scheda ed uno slideshow con le prime fotografie diffuse all’inizio del mese di Settembre.
Ripeto, due mostri sacri che motorizzano milioni di famiglie con caratteristiche di stile, affidabilità, qualità, prestazioni e consumi adeguati.
La Opel Astra è alla sua decima edizione e poggia sulle basi di un rapporto qualità prezzo/vantaggioso, su una gamma di modelli/allestimenti/motori che ne hanno decretato un crescente successo. Oggi propone anche quel ‘quid’ che le mancava. Un design emozionale.
Volkswagen Golf, la settima serie costruttiva, porta con questo modello il gene della mutazione. Se la Golf è quasi identica nello stile alla sua precedente versione in realtà i dettagli costruttivi, la tecnica, gli arredamenti, lo stile stesso, evidenziano come la ‘mission’ di questo prodotto stia virando verso quel segmento delle compatte premium che – secondo gli analisti – è destinato a crescere molto nei prossimi anni. E gli uomini di Wolfburg non vogliono essere colti impreparati. E’ vero in gamma (del gruppo) hanno anche Audi A3, vista qui a Parigi nelle ultime versioni, ma con quel modello Ingolstadt punta ad un altro (alto) target.
Non è dunque un caso se nelle comparazioni prodotto/test drive tra le più recenti novità del segmento premium sia stata proposta Golf VII come alternativa a Mercedes-Benz Classe A, Volvo V40, BMW Serie 1.
L’orientamento verso questo tipo di automobili è espresso in maniera concreta dal successo delle ‘attività locali’ avviate per il lancio di Classe A e Volvo V40.
Grande successo per la tedesca ed altrettanto grande vendita per la svedese. Michele Crisci, AD di Volvo Auto Italia, cita con entusiasmo il risultato ottenuto nei due giorni di ‘open day’ della “sua” rete di vendita. Oltre mille clienti hanno comprato la novità di Gotheborg. Un successo che è dovuto alla qualità del prodotto ed alla strategia di vendita. Che si basa sulla qualità del prodotto. Ma che scrive un capitolo nuovo nel libro svedese dell’auto, raccontando di un diverso orientamento verso le auto ‘piccole’ di un costruttore che sul terreno delle compatte ha lasciato ‘morti e feriti’: vedi C30 e certi modelli della ‘40’ del passato. Da sempre orientata alle grandi dimensioni ora Volvo è attratta dalle compatte. A Parigi la V40 è stata affiancata dalla versione R-Design e dalla Cross Country. In due mesi una macchina completamente nuova e e tre versioni. Più chiaro di così!
Anche Mercedes-Benz ha cambiato pagina: la Classe A è ancora una volta l’artefice di una svolta epocale. A suo tempo la Classe A segnò l’ingresso nel segmento delle ‘utilitarie’ del costruttore di lusso per eccellenza, oggi questa nuova versione con forme opposte alle precedenti rappresenta non solo l’attacco a BMW ed alla sua Serie 1 ma anche ad Audi sottolineando però, con il prezzo e la politica di vendita aggressiva, una vocazione al ‘generalismo di lusso’. Una contraddizione in termini che Stoccarda può permettersi perchè ha la tecnologia e le risorse necessarie per arrivare sull’unico mercato/segmento dell’auto che in qualche modo – crisi o non crisi – ha delle prospettive di crescita. In Europa e non solo oltre gli Urali, verso il Pacifico. E la prevendita, si parla di oltre trentamila ordini, dà ragione alla Stella. Contro i seimila (da luglio) della tanto ‘pompata’ 500L, dalla stampa di regime e dalla pubblicità, che dovrebbe essere l’alternativa spaziosa alla due porte.
Un’altra prova della tendenza è offerta dal precipitarsi in questa nicchia di mercato da parte di costruttori, questi sì davvero generalisti, che fino a ieri hanno fabbricato e venduto ‘automobili di massa’. Opel qui a Parigi dopo le anteprime riservate a pochi intimi ha alzato il velo sulla Adam. Nome di battesimo del fondatore e nome di battesimo della compattissima che entrerà in gamma l’anno prossimo. Con la ‘mission’ di portare nelle concessionarie quei clienti che prima non avevano mai considerato nella propria shopping list una Opel. Quelli, per intendersi, che fino ad oggi hanno comprato le piccole Audi (A1) o le MINI. Paceman, di MINI, è l’ultima proposta che da Monaco hanno fatto al mercato (sfoglia il suo book fotografico). Una versione due porte, carrozzeria più alta delle altre MINI, insomma una Countryman due porte. Dal sogno realizzato di Issigonis, MINI (della Baviera) ha saputo creare una gamma ‘ludica’ di modelli capace di suscitare la necessità di possedere l’ultima novità. Ma seppure con una strizzatina d’occhio all’apparire a Monaco hanno messo nelle MINI la qualità di cui sono capaci. Motori, sicurezza, prestazioni, confort, affidabilità.
Renault ha da poco annunciato che “perché no, se Citroen ha successo con la serie DS vuol dire che anche noi siamo in grado di proporre una vettura premium”. Affermazione decisamente velleitaria di Ghosn ricordando – certa gente ha memoria corta – la Safrane o, peggio, la Vel Satis.
Ed è proprio il gruppo PSA che prima d’altri ha captato il cambiamento ed ha immediatamente proposto, con Citroen, la linea DS. Una linea ‘premium’ che, grazie a stile innovativo e ad interni molto curati nei materiali e nell’aspetto, ha interessato quei clienti un po’ stufi dell’automobile di massa. Ed anche in questo caso capacità industriale ed heritage di marca hanno consentito una politica di marketing credibile.
E’ però la 208, presentata qui a Parigi nelle versioni GTi e XY, che più d’ogni altra automobile sta ad indicare il nuovo orientamento del mercato.
Sali a bordo e capisci che non sei su una compatta. L’abitacolo spazioso, la qualità dei materiali, la cura dell’assemblaggio e lo stile dell’arredamento, ecco gli elementi che, quando sei in concessionaria e devi comprare, catturano l’attenzione solleticando l’estetica e stimolando il desiderio di possesso. In parallelo con la qualità di prodotto.
JATO Dynamics ha da poco pubblicato le classifiche di vendita sul mercato europeo: Peugeot con 208 è gia salita al terzo posto. E’ sul podio. Vorrà mica dire qualcosa? Questi sono numeri.
Agosto 2012: 14.721 Peugeot 208 vendute. Terza posizione a ridosso di Volkswagen Golf (29.056) e Polo (16.996). E visto che il calendario mostra ancora la pagina di Settembre mi prendo una pausa su Parigi e cito JATO Dynamics e la sua classifica distribuita il 19 settembre.
Dopo la Peugeot 208 c’è la Opel/Vauxhall Corsa (13.198) e poi… Ford Fiesta (12.980) Renault Clio (12.959) Opel/Vauxhall Astra (12.742) Volkswagen Passat (11.727) Renault Megane (11.714) e – infine Audi con i modelli A4/S4/RS4 (11.226).
Il costruttore italiano? ‘Manco l’ombra’.
Notare che in buona sostanza le prime dieci posizioni sono appannaggio di soli quattro gruppi industriali, VolksWagen, PSA, Ford e Renault. Una classifica che potrebbe pure tracciare una bozza di chi sopravviverà alla crisi del mondo dell’auto.
Chiusa la divagazione e torniamo a Parigi, dove visto il fervore degli stand sembra di essere davanti ad uno spettacolo di fuochi d’artificio. Da quelli della sagra paesana a quelli di Luigi XIV a Versailles. Paragone che intende dire che dai piccoli costruttori come Suzuki (S-Cross, prototipo) a Jaguar, con la F Type, Land Rover con la nuova Range, McLaren con la P1, Bentley con la GT3, tutti, ma proprio tutti sono in grande attività e ripresa, con tenacia attaccati al proprio business consapevoli di dover offrire ai clienti un prodotto di qualità.
Ed in questo caleidoscopio di colori e suoni non posso esimermi dal citare Renault con la Clio ed i suoi derivati, e poi Skoda Rapid, Seat Leon e Toledo, Toyota con la Auris, Honda con la CR-V, Chevrolet con la Cruze Station Wagon.
Automobili da poco lanciate sul mercato, prodotti che dovrebbero attrarre i clienti sempre più distratti dall’auto verso altre priorità. L’automobile da prodotto di massa rischia, in Europa, di mutare in prodotto d’elite. Il ceto intermedio, quello che acquistava senza troppe preoccupazioni le auto di ‘volume’, ha ben altre preoccupazioni. Ora deve pagare le tasse. I costruttori ne sono consapevoli ed alla capacità di proporre nuovi modelli affiancano strumenti di attacco al mercato che fino a ieri erano impensabili. Ford, per esempio.
Amsterdam batte Parigi. Che c’entra? E’ appropriato, invece. Ford sulla piattaforma dello stand francese mostra le novità, al pubblico. Ma ad Amsterdam, un paio di settimane fa, le stesse automobili sono state presentate alla forza vendita, ai dipendenti, ai media internazionali. Una riunione oceanica, utile e necessaria per galvanizzare le proprie truppe. Questo è credere nel prodotto e nelle proprie automobili. Qualità, sostanza e prezzi vantaggiosi. Ma al di là di queste demagogiche osservazioni Ford ha dimostrato la voglia di superare la crisi. Mulally, come si dice da queste parti, ha messo la faccia, la sua credibilità, ha messo sul tavolo verde del mercato dell’auto la sua persona. E’ un leader, ai leader questo è chiesto. Non di far politica.
All’opposto c’è Hyundai. Non ci risultano convocazioni in grande stile di forza vendita e media, ma risulta quello che si vede dai numeri di mercato. Dati sempre positivi, crescita spesso a due cifre. I coreani interpretano le necessità elementari del cliente. Ossia mobilità e design. Prezzi stracciati da supermercato e porti a casa tanta lamiera. Qualità di livello più che accettabile, affidabilità nel tempo tutta da verificare, svalutazione drammatica. Hanno capito che una politica di vendita stile “centro commerciale” avrebbe portato risultati. Se i costruttori ‘blasonati’ posizionano i loro prodotti in alto vuol dire che in basso resta il vuoto. E Hyundai è lì per colmarlo.
Con Hyundai concludo. Non c’è altro, per me, di cui valga la pena scrivere parole, non amo fare la ‘lista della spesa’ per raccontare l’elenco delle novità di Parigi. Sono cento, e chiudo qui la riflessione su tastiera. Chi vuole una visione nozionistica del Mondial de L’Automobile, on line ha infinite opportunità. (lr)
































